Gianbattista Uberti
PHOTOGRAPHER

Solitude

L’autolesionismo è un comportamento di attacco intenzionale al proprio corpo, un problema che coinvolge un numero sempre più elevato di adolescenti, soprattutto femmine. Ciò che spinge a farsi del male è spesso la ricerca di un sollievo dalla propria sofferenza interiore: perché il dolore fisico è più sopportabile di quello emotivo. Alle volte ci si fa del male per punirsi, perché ci si sente sbagliati, inadeguati. Altre volte per avere il controllo del proprio corpo, soprattutto quando sembra di non avere più il controllo della propria vita. Tagliarsi diventa allora un modo per rendere visibile il proprio disagio, a se stessi e agli altri. Di solito, chi si ferisce una volta, tende a riproporre questo comportamento più e più e volte.

Agata, una ragazza oggi venticinquenne, ha iniziato a tagliarsi il corpo all’età di quattordici anni. Lo faceva tra le mura di casa, nascondendosi dalla famiglia e dagli amici, lacerandosi con lame di rasoio. La motivazione che la spingeva a farlo è che vedeva il proprio corpo come una gabbia, come una prigione da cui evadere. Ed è così che è divenuta Solitude.
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Agata, una ragazza oggi venticinquenne, ha iniziato a tagliarsi il corpo all?età di quattordici anni. Lo faceva tra le mura di casa, nascondendosi dalla famiglia e dagli amici, lacerandosi con lame di rasoio. La motivazione che la spingeva a farlo è che vedeva il proprio corpo come una gabbia, come una prigione da cui evadere. Ed è così che è divenuta Solitude.
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Agata, una ragazza oggi venticinquenne, ha iniziato a tagliarsi il corpo all?età di quattordici anni. Lo faceva tra le mura di casa, nascondendosi dalla famiglia e dagli amici, lacerandosi con lame di rasoio. La motivazione che la spingeva a farlo è che vedeva il proprio corpo come una gabbia, come una prigione da cui evadere. Ed è così che è divenuta Solitude.
L?autolesionismo è un comportamento di attacco intenzionale al proprio corpo, un problema che coinvolge un numero sempre più elevato di adolescenti, soprattutto femmine. Ciò che spinge a farsi del male è spesso la ricerca di un sollievo dalla propria sofferenza interiore: perché il dolore fisico è più sopportabile di quello emotivo. Alle volte ci si fa del male per punirsi, perché ci si sente sbagliati, inadeguati. Altre volte per avere il controllo del proprio corpo, soprattutto quando sembra di non avere più il controllo della propria vita. Tagliarsi diventa allora un modo per rendere visibile il proprio disagio, a se stessi e agli altri. Di solito, chi si ferisce una volta, tende a riproporre questo comportamento più e più e volte. 

Agata, una ragazza oggi venticinquenne, ha iniziato a tagliarsi il corpo all?età di quattordici anni. Lo faceva tra le mura di casa, nascondendosi dalla famiglia e dagli amici, lacerandosi con lame di rasoio. La motivazione che la spingeva a farlo è che vedeva il proprio corpo come una gabbia, come una prigione da cui evadere. Ed è così che è divenuta Solitude.
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Agata, una ragazza oggi venticinquenne, ha iniziato a tagliarsi il corpo all?età di quattordici anni. Lo faceva tra le mura di casa, nascondendosi dalla famiglia e dagli amici, lacerandosi con lame di rasoio. La motivazione che la spingeva a farlo è che vedeva il proprio corpo come una gabbia, come una prigione da cui evadere. Ed è così che è divenuta Solitude.
L?autolesionismo è un comportamento di attacco intenzionale al proprio corpo, un problema che coinvolge un numero sempre più elevato di adolescenti, soprattutto femmine. Ciò che spinge a farsi del male è spesso la ricerca di un sollievo dalla propria sofferenza interiore: perché il dolore fisico è più sopportabile di quello emotivo. Alle volte ci si fa del male per punirsi, perché ci si sente sbagliati, inadeguati. Altre volte per avere il controllo del proprio corpo, soprattutto quando sembra di non avere più il controllo della propria vita. Tagliarsi diventa allora un modo per rendere visibile il proprio disagio, a se stessi e agli altri. Di solito, chi si ferisce una volta, tende a riproporre questo comportamento più e più e volte. 

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